Grana Padano


DURATA DEL LATTE PASTORIZZATO

Articolo (L. 287/90): 21 - Attività di segnalazione al Parlamento e al Governo

DATI GENERALI:
Rif: AS114 - Decisione: 18/12/97
Invio: 29/12/97

PUBBLICAZIONE:
Bollettino n.: 51/97

SEGNALAZIONE/PARERE:
Mercato interessato: (15511) Trattamento igienico e confezionamento di latte alimentare pastorizzato e a lunga conservazione

(D) ATTIVITÀ MANIFATTURIERE
Oggetto: Legge 3 maggio 1989, n. 169, recante "Disciplina del trattamento e della commercializzazione del latte alimentare vaccino"

Destinatari:

- Presidente del Senato della Repubblica
- Presidente della Camera dei Deputati
- Presidente del Consiglio dei Ministri
- Ministro dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato
- Ministro per le Risorse agricole, alimentari e forestali
- Ministro della Sanità


Testo Segnalazione/Parere

1. L'art. 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287 conferisce all'Autorità il potere di segnalare norme di legge che determinano distorsioni della concorrenza o del corretto funzionamento del mercato che non siano giustificate da esigenze di interesse generale. Nello svolgimento della propria attività istituzionale, l'Autorità ha riscontrato come il regime della scadenza del latte pastorizzato confezionato disciplinato dall'art. 5 della legge 3 maggio 1989, n. 169, sia idoneo a determinare alterazioni del corretto funzionamento delle relazioni concorrenziali tra le imprese operanti nel mercato del latte fresco.

Siffatta disposizione prevede infatti che il latte alimentare pastorizzato, ossia quello prodotto dal latte crudo sottoposto al trattamento di pastorizzazione, debba essere consumato entro i quattro giorni successivi al confezionamento.

2. La norma in questione si presta ad una serie di rilievi riconducibili alla circostanza che essa, individuando un ambito oggettivo di applicazione particolarmente ampio, ricomprendente qualunque tipologia di latte sottoposto al trattamento di pastorizzazione, appare eccessivamente rigida e inadeguata rispetto alle tecnologie produttive oggi disponibili. Inoltre, la medesima disposizione, così come più in generale la disciplina della trasformazione del latte alimentare contenuta nella legge 3 maggio 1989, n. 169, presenta profili di incoerenza con la disciplina comunitaria sia del regime di scadenza dei prodotti alimentari in generale, di cui alle direttive 89/395 e 89/396/CEE e al d.lgs. 27 gennaio 1992, n.109 di recepimento, sia del regime produttivo del latte alimentare, disciplinato dalle direttive 92/46 e 92/47/CEE recepite con d.P.R. 14 gennaio 1997, n. 54.

3. Quanto alla circostanza che la fissazione per legge della scadenza del latte pastorizzato risulti eccessivamente rigida, può osservarsi che l'aspetto problematico va individuato nella circostanza che il vincolo legislativo non consente di adeguare i processi produttivi di trasformazione del latte crudo alle innovazioni tecniche oggi disponibili, nonché di valorizzare le produzioni di materia prima, ossia di latte crudo, di qualità. Si rileva infatti da un lato che le imprese più dinamiche attive nel settore della trasformazione del latte risultano oggi in grado di produrre latte pastorizzato fresco con una vita pi' lunga di quanto non sia stabilito, in via generale, dalla legge. Dall'altro si osserva che la qualità di latte crudo oggi disponibile sul mercato nazionale ben consentirebbe la produzione di latte pastorizzato fresco in grado di tollerare una scadenza sensibilmente superiore ai quattro giorni fissati dal legislatore.

4. Ma l'incoerenza sistematica del quadro di riferimento normativo si manifesta in modo particolarmente evidente, ove si consideri che il citato d.P.R. n. 54/97 ha introdotto la possibilit' di produrre un latte del tipo "pastorizzato ad alta temperatura". Questa tipologia di prodotto, infatti, in ragione del trattamento termico subito dalla materia prima, risulta teoricamente in grado di mantenere la propria integrit' per un periodo di tempo (10-15 giorni) ampiamente superiore a quello (4 giorni) imposto dalla citata legge 169/89. Tale incongruenza normativa ha di fatto sino ad oggi impedito agli operatori nazionali di produrre latte pastorizzato ad alta temperatura.

5. Le limitazioni contenute nell'assetto normativo vigente costituiscono una delle più importanti ragioni dell'attuale rigidità della struttura dell'offerta - oggi sostanzialmente limitata alle due tipologie del latte fresco pastorizzato e del latte UHT-, che si traduce altresì in uno svantaggio per i consumatori. Deve al riguardo rilevarsi come la previsione di una durata fissa per tutte le tipologie di latte pastorizzato non consente un'articolazione della gamma del latte pastorizzato, in funzione sia delle caratteristiche organolettiche del prodotto trattato, sia della correlata durata delle diverse tipologie di latte pastorizzato. In tal senso deve sottolinearsi come la possibilità di offrire differenti tipologie di latte pastorizzato permetterebbe un ampliamento delle potenzialità di scelta dei consumatori. Questi infatti, informati dalle indicazioni obbligatorie recate sulle confezioni del prodotto, e relative al trattamento del latte e alla sua durata, potrebbero godere di una maggiore libertà di scelta e orientare i propri consumi in funzione delle specifiche esigenze.

6. D'altronde, e da un punto di vista più generale, tali principi informano la legislazione comunitaria in materia di confezionamento e di etichettatura dei prodotti alimentari, sicché anche da questo punto di vista sembra manifestarsi una certa incoerenza tra le norme contenute nella legge n. 169/89 e quelle di fonte comunitaria. Vige infatti in materia il principio secondo cui ciascun produttore è responsabile della determinazione della durata del prodotto immesso in commercioCi si riferisce in particolare alle direttive 89/395 e 89/396/CEE e al d.lgs. 27 gennaio 1992, n.109 di recepimento.. A fronte di ciò non sembrano più sussistere oggi validi motivi che possano giustificare un regime normativo particolare in materia di durata del prodotto latte pastorizzato rispetto ai principi che disciplinano la materia della scadenza dei prodotti alimentari.

7. A fronte di tale assetto legislativo particolare e rigido, possono avanzarsi due ordini di considerazioni. Il primo di essi è che il citato articolo 5 determina un'artificiale limitazione dei confini dei mercati e degli ambiti di concorrenza tra le imprese. Infatti, in ragione della breve durata della vita del latte pastorizzato, questo risulta commercializzabile e distribuibile in zone territoriali circoscritte, e necessariamente prossime agli stabilimenti produttivi. Tale circostanza contribuisce a definire contesti concorrenziali locali scarsamente contendibili e poco esposti alla concorrenza potenziale.

8. In secondo luogo la fissazione per legge di un termine di durata ridotto determina una grave forma di discriminazione a danno dei produttori nazionali rispetto alle imprese produttrici comunitarie. Deve infatti al riguardo rilevarsi come il permanere del vincolo legislativo della durata del latte pastorizzato si traduca oggi in un elemento di condizionamento negativo delle potenzialit' produttive della sola industria di trasformazione nazionale. Le imprese di produzione lattiera che hanno allocato i propri stabilimenti produttivi oltre confine, infatti, non risultano vincolate alla norma nazionale che fissa in quattro giorni la data di scadenza del latte pastorizzato. Esse sono pertanto libere di stabilire autonomamente (e sotto la propria responsabilit') la data di scadenza del latte e di immettere in commercio sul territorio nazionale il latte prodotto nel rispetto della normativa comunitaria.

9. Ne può sottacersi che la durata di quattro giorni prevista dalla legge nazionale non conosce equivalenti negli altri paesi dell'Unione. Si rileva infatti come anche nelle due sole nazioni, Francia e Spagna, che prevedono una regolamentazione nazionale della durata del latte fresco questa è stabilita in sette giorni.

10. In conclusione, l'Autorità ritiene che la previsione contenuta all'art. 5 della legge n. 169/89, non appare pi' oggi sorretta da esigenze di interesse generale, mentre al contrario si rivela fonte di distorsioni del corretto funzionamento del mercato, nonché di gravi forme di discriminazione in grado di danneggiare l'industria nazionale.

11. L'Autorità auspica pertanto un intervento legislativo che, garantendo pari opportunità produttive alle imprese nazionali, tenda a ripristinare omogenee condizioni di concorrenza nel mercato del latte pastorizzato.

IL PRESIDENTE
Giuliano Amato

Il testo non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea. La consultazione e' gratuita.






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