Grana Padano


Gravidanza: assolutamente niente fumo

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La percentuale di donne che in Italia durante la gestazione fumano è circa del
20%.
Una parte delle donne italiane (47%) smette di fumare durante la gestazione.
Certamente non è sufficiente non fumare in gravidanza. Infatti sono in molti a non rendersi conto che allevare un neonato in una stanza piena di fumo, perché magari entrambi genitori non sanno rinunciare alle loro sigarette, è altrettanto pericoloso.

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Non riuscire a rinunciare alle tanto bistrattate sigarette neanche quando si è in gravidanza aumenta, infatti, il rischio di sviluppare diabete gestazionale, la forma tipica del periodo. A questa conclusione è giunto uno studio dell'American Journal of Epidemiology che, peraltro, non è stato in grado di rivelare quale sia esattamente il legame. Ma che cos'è il diabete gestazionale?

Fumo come fattore di rischio
Il diabete gestazionale interessa soprattutto le donne obese o in là con gli anni o ancora con casi di diabete in famiglia. Lo studio statunitense aggiunge però anche il fumo tra i possibili fattori di rischio. Nella ricerca, condotta su 4500 donne incinte, la media dei livelli di glicemia era più alta tra le donne che fumavano e più bassa tra quelle che non avevano mai fumato o avevano smesso prima della gravidanza. Come risultato i tassi di incidenza del diabete gestazionale erano più alti tra le fumatrici, 4,4% e più bassi tra le non fumatrici, 1,8%. Le donne che hanno smesso di fumare subito prima o durante la gravidanza avevano tassi di incidenza intermedi, da 1,9% a 2,5%. Se l'associazione tra fumo e diabete fosse causale allora - concludono i ricercatori - il 47% dei casi di diabete gestazionale nelle fumatrici e il 10% in tutte le donne può essere potenzialmente attribuito al fumo o all'esposizione a esso. Dalle prossime ricerche si attendono ulteriori conferme.

Fonte: Catalano PM et al. Glucose tolerance and risk of gestational diabetes mellitus in nulliparous women who smoke during pregnancy. Am J Epidemiol. 2004 Dec 15;160(12):1205-13

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Tutti gli studi confermano il rischio di danni al feto: diminuire non basta, nei nove mesi bisogna smettere.
Già da tempo il fumo delle sigarette è stato associato ad un aumento dei rischi per la salute dei nascituri. Tutti gli studi rivelano, ad esempio, che i bambini di madri fumatrici sono più piccoli di quelle non fumatrici e più facilmente nascono prematuri, cioè prima della 37esima settimana. Anche nella crescita, il bimbo di genitori che fumano risulta penalizzato: assai più alto è, infatti, il rischio che il piccolo sviluppi malattie come asma, bronchiti ed infezioni alle orecchie.

I danni sullo sviluppo del bambino
Sulla base delle ricerche a disposizione appare chiaro che a risultare nocivo per i bambini è il risultato delle reazioni chimiche che si sviluppano durante la combustione della sigaretta. Il fumo contiene infatti monossido di carbonio, nicotina, composti cancerogeni, solfite e cianuro. Molti di questi composti attraversano la barriera placentare ed entrano nel sistema circolatorio del feto. Prendiamo per esempio il monossido di carbonio. Nel sangue il monossido di carbonio si lega alla emoglobina non permettendo a questa proteina di trasportare ossigeno alle cellule. L’utilizzazione dell’ossigeno da parte delle cellule risulta così sensibilmente ridotto e questo spiegherebbe perché i bambini di madri fumatrici sono più piccoli alla nascita.
Anche la nicotina ha effetti diretti sulla crescita del feto. Quando la madre fuma, infatti, la nicotina altera la placenta determinando una vasocostrizione (un restringimento dei vasi sanguigni), che riduce l’ossigeno presente nel sangue del feto e aumenta i battiti cardiaci del piccolo. Inoltre alcuni studi sul cervello, condotti in laboratorio sugli animali, hanno dimostrato che la nicotina è un potente elemento tossico per il cervello.



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